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martedì 5 settembre 2023

Ratatouille – Ratatuia

Una pietanza povera ma ricca di nutrienti.
Non si capisce bene se sia nata al di qua o al di là delle Alpi, dove di chiama ratatouille. Facendo riferimento a questo termine che in lingua d’oc  (occitana) vuol dire “mescolare”, gli viene attribuita un’origine provenzale.
Tuttavia occorre notare che in Piemonte, oltre la linea Saluzzo-Pinerolo-Susa-Lanzo si è sempre parlato e si continua a parlare occitano.


LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA' DELL'AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D'AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2050 TUTTI I DIRITTI RISERVATI A PIEMONTE IN BOCCA DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DEI TESTI E DELLE FOTO SENZA AUTORIZZAZIONE DELL'AUTORE

Ingredienti per 4 persone:

1 peperone rosso
1 peperone giallo
1 grossa cipolla
1 melanzana media
2 carote
4 zucchine
2 coste di sedano
2 cucchiai di prezzemolo tritato
Origano q.b.
Olio extravergine d’oliva q.b.
Sale q.b.

Procedimento

Pulite, lavate e tagliate i peperoni , le carote e le zucchine a julienne, la cipolla a spicchi , il sedano a rondelle e melanzana a dadini
Mettete 4 cucchiai d’olio in una padella e fate rosolare dolcemente le cipolle, i peperoni, il sedano   e le carote per 15 minuti, toglieteli  dalla padella, aggiungete (se è il caso) un po’ d’olio e le zucchine. Fatele cuocere per altri 10/15 minuti, toglietele ed aggiungetele alle altre verdure già cotte. Cuocete anche i dadini di melanzana per 5 minuti.
Rimettete in padella tutte le verdure, aggiungete il prezzemolo, l’origano, il sale e lasciate insaporire per 5 minuti.
Volendo potete aggiungere anche dei ceci e 2 cucchiai di passata di pomodoro.



lunedì 19 dicembre 2022

Patate alla savoiarda

Le patate alla savoiarda sono un piatto rustico tipico della cucina piemontese e nascono dalla fusione di due culture, quella piemontese e quella francese.0
Devono il loro nome ai Savoia che regnarono in Piemon9te fino al XIX secolo ma la casata aveva anche possedimenti in Borgogna (regione della Francia orientale) motivo per cui le due culture si influenzarono culturalmente a vicenda dando origine a ricette come questa.
I due regni, quello francese e quello italiano, furono spesso in lotta tra loro ma questi conflitti produssero anche dei rapporti commerciali e culturali tra i due Stati che arricchirono l'un l'altro su molti fronti incluso quello culinario. Per questo motivo ritroviamo ancora oggi ricette e tradizioni simili che accomunano alcuni territori francesi e alcune zone del Piemonte.

Sono moltissime le ricette tipiche piemontesi che fondono quelle della tradizione popolare con quelle che derivano dalla casata reale dei Savoia.

Le prime vengono ancora oggi preparate con ingredienti semplici e di queste fanno parte anche le patate alla savoiarda, un piatto semplice e gustoso che richiede pochi ingredienti: patate, formaggio, latte e burro.

La ricetta molto simile ma più raffinata è quella francese Gratin dauphinois , piatto a base di patate e crème fraîche originario della provincia del Delfinato, da cui deriva il nome.

Altri esempi di piatti tipici che si possono trovare nella cucina francese e che gustiamo normalmente anche nella nostra regione sono la tartiflette, che si prepara con patate, formaggio reblochon, cipolla e pancetta e la raclette, una fonduta di formaggio generalmente servita con patate al cartoccio verdure miste salumi e insaccati affettati.

 

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Ingredienti per 4 persone:

600 g di patate

80 ml di latte intero
120 g di gruviera tagliata a fettine sottili
40 g di burro
Sale fino e pepe bianco q.b.

 

Procedimento

Mettete le patate  (senza sbucciarle o si impregnerebbero troppo di acqua) in una pentola con dell’acqua fredda e portate ad ebollizione, cuocete per dieci minuti e scolate.

Lasciatele raffreddare, pelatele e tagliatele a fette spesse circa un cm.
Accendete il forno (statico) e portatelo alla temperatura di 180°C.
Prendete una pirofila e disponete le fette in un unico strato accavallandole leggermente, salate e pepate.
Ricoprite completamente con le fettine di formaggio, con fiocchetti di burro e irrorate il tutto con il latte.
Infornate (il forno dovrà già essere a temperatura) e fate cuocere per circa mezzora, quando saranno ben dorate, sfornate e servite.

 

venerdì 16 dicembre 2022

Cavolfiore alla Cavour

 "Cattura più amici la mensa che la mente “, è una frase famosa che il conte di Cavour amava ripetere e, pare, che nei bagagli dei suoi diplomatici, ci fosse sempre una bottiglia del Barolo che lui stesso, sotto l’attenta guida dell’enologo francese Louis Oudart,  usava come “arma segreta” per vincere le trattative più ostiche. Quanto l’ultimo aneddoto, raccontato dalle cronache dell’epoca, sia effettivamente vero, ahimè, è difficile dirlo: sicuramente, però, Camillo Benso conte di Cavour fu un uomo appassionato del buon vino e della buona cucina. “Nostro figlio è un ben curioso tipo. Anzitutto ha così onorato la mensa: grossa scodella di zuppa, due belle cotolette, un piatto di lesso, un beccaccino, riso, patate, fagiolini, uva e caffè. Non c’è stato modo di fargli mangiar altro! Dopodiché mi ha recitato parecchi canti di Dante, le canzoni del Petrarca… e tutto questo passeggiando a grandi passi in vestaglia con le mani affondate nelle tasche“, scrisse il padre, il marchese Michele Benso di Cavour, in una lettera alla moglie.
Una passione, quella gastronomica, che lo accompagnerà per tutta la vita. Proprio dal suo interesse per la cucina contadina, e per la precisione della cucina contadina della sua regione, il Piemonte, discende l’inconfondibile impronta delle ricette “alla Cavour”, e sappiamo che lo stesso conte contribuì in Parlamento con specifiche leggi a favore della risicoltura e della viticoltura. Per comprendere l’influenza di questa personalità italiana sulle vicende gastronomiche della nostra regione basti pensare che, all’interno de “Il Gastronomo moderno” di Borgarello, edito nel 1904, sono riportati diversi piatti così chiamati “alla Cavour”: tra questi, un potage, una crema di riso al brodo con tuorlo, una tête de veau, un cappone, un gelato al limone, ed un pudding di riso.
Questa ricetta che oggi vi propongo è una di quelle particolarmente amate dal conte e che, per questo motivo, porta il suo nome.

Fonte:  Piemonte Top News

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Ingredienti per 4 persone:

1 cavolfiore bianco non troppo grande

2 uova sode
2 acciughe sott'olio
80 g di burro
60 g di Parmigiano Reggiano
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
1 limone (succo)
Sale q.b.

 

Procedimento

Pulite il cavolfiore eliminando le foglie e la base del torsolo, suddividete le cimette e lessatele in acqua salata per circa dieci minuti, dovranno risultare tenere ma non stracotte.

Scolatele bene e ripassatele in padella con quaranta grammi di burro.
Nel frattempo, rassodate le uova mettendole nell’acqua fredda e calcolando il tempo di cottura in dieci minuti dall’ebollizione.
Trascorso il tempo scolate le uova e passatele sotto l’acqua fredda per qualche minuto, servirà a facilitarne lo sgusciamento.
Accendete il forno e portate la temperatura a 180°C.
Imburrate una pirofila e deponeteci le cimette, cospargetele con il Parmigiano e infornate (forno già a temperatura) e fate cuocere per dieci minuti.
Sgusciate le uova e tritatele e raccoglietele in una ciotola insieme al prezzemolo e alle acciughe sminuzzate.
In un pentolino fate fondere il rimanente burro, aggiungete un cucchiaio di succo di limone e versatelo nella ciotola con le uova, amalgamate bene.
Sfornate le cimette e versate sopra la salsina alle uova, servite subito.

 

 

giovedì 15 dicembre 2022

Funghi trifolati - Bolè trifola

 I funghi trifolati sono un contorno tipico della tradizione culinaria piemontese: semplicissimo da realizzare, può essere preparato anche con altri tipi di funghi.
Questo delizioso alimento cresce generalmente da settembre a novembre ed è proprio in questo mese che possiamo trovare quelli più gustosi.  I funghi contengono sali minerali, vitamine, acido folico e betacaroteni che contribuiscono a rafforzare il sistema immunitario, sono ottimi antiossidanti e hanno proprietà antiinfiammatorie, depurative e lassative. Per queste loro caratteristiche contribuiscono a tenere sotto controllo la pressione alta ed il colesterolo.
I funghi sono capaci di agire come un vero e proprio antibiotico naturale e mantengono alto il livello degli anticorpi. Per il loro basso contenuto calorico (22 kcal per 100 gr.) sono ideali per diete ipocaloriche.
Sono controindicati a chi è allergico alle muffe e ai lieviti e a chi soffre di gotta e calcoli renali.
È bene tener presente che la famiglia dei funghi comprende ben 3000 specie, ma solo un centinaio sono commestibili e quelli velenosi che possono rappresentare un grave rischio per la nostra salute, per cui è meglio affidarsi per la loro raccolta a persone esperte.
Vanno consumati entro breve tempo dalla loro raccolta (massimo due giorni di conservazione in frigorifero, nello scomparto della frutta e verdura, dopo averli ripuliti e spazzolati per eliminare residui terrosi), il gambo deve essere sodo e compatto, il cappello integro e senza muffe, l'odore gradevole.
Tenete presente che funghi commestibili, se mal conservati, possono essere pericolosi per la saluti come quelli velenosi. 

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Ingredienti per 4 persone:

1 kg. di funghi porcini

1 spicchio d'aglio
3 cucchiai di prezzemolo tritato
Olio extravergine q.b.
Sale e pepe q.b.


Procedimento

Raschiate il gambo dei funghi ed eliminate la terra con un panno inumidito o con della carta da cucina inumidita. (i funghi non vanno lavati sotto l'acqua corrente perché si impregnerebbero troppo). Tagliate a cubetti i gambi e a spicchi le cappelle.

Versate l'olio nella padella e aggiungete lo spicchio d'aglio tritato
Aggiungete i gambi dei funghi e fateli saltare a fuoco allegro per cinque minuti, unite le cappelle e   continuare la cottura per altri dieci minuti. Due minuti prima del termine della cottura salate, pepate ed aggiungete il prezzemolo.
Servite subito.

 

 

 

 


 

 

 

lunedì 8 gennaio 2018

Sancrau

Questa è un’antica ricetta piemontese. Nulla a che vedere con i più noti crauti tedeschi che si ottengono per fermentazione. 
La loro storia è tortuosa e affascinante. Li troviamo con il nome “Sal Craud” in un libro “Libro contenente la maniera di cucinare” redatto da un anonimo nel secondo settecento, redatto per la casa dei conti Cassioli di Reggio Emilia.
La ricetta era un tentativo di italianizzare il “Sauerkraut” tedesco, prodotto con i cavoli fermentati e di non facile reperimento in Italia.
Non nasce, come si potrebbe credere, come pietanza rustica, ma come alimento ricco di spezie e condimenti degno, appunto, per la tavola di un conte.
Si diffonderà anche in Piemonte più come uno sfizio per aristocratici. Solo più tardi, impoverendosi degli ingredienti raffinati e incorporandone altri più poveri come le acciughe e l’aglio comparirà nella cucina popolare.




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Ingredienti per 6 persone:

1 cavolo cappuccio medio
½ bicchiere di vino bianco dolce (vernaccia, moscato ecc.)
¼  di bicchiere di aceto di mele ( o di vino bianco)
½ bicchiere d’acqua
1 cucchiaio di zucchero
50 gr. di filetti di acciuga dissalati
1 spicchio d’aglio
Olio extravergine d’oliva q.b.
Una noce di burro.
Sale q.b.

Procedimento

Lavate e tagliate a striscioline sottili il cavolo.
Mettete l’olio, il burro l’aglio e i filetti d’acciuga in una pentola capiente, rosolate dolcemente per qualche minuto poi aggiungete  il cavolo tagliato a listarelle sottili.
Lasciate insaporire  per qualche minuto rimestando  spesso.
Aggiungete l’aceto, il vino, lo zucchero,  e l’acqua. Rimestate e portate  ad ebollizione .
Abbassate la fiamma al minimo, coprite la pentola e lasciate cuocere per 40 minuti.
Tutto il liquido dovrà evaporare. Lasciateli riposare 24 ore e poi, gustateli caldi di contorno alla salciccia, ai wrustel,  al cotechino, ai batsuà, alla frittata ecc.




lunedì 14 agosto 2017

Peperoni quadrati di Carmagnola ripieni

Carmagnola è una delle capitali italiane del peperone, o meglio di quattro diverse tipologie di peperone: il Quadrato (quasi un cubo, con quattro punte), il Corno o Lungo (un cono molto allungato), il Trottola (a forma di cuore), il Tomaticot (ibrido tondeggiante schiacciato ai poli come un pomodoro, tomatica o pomatica nei dialetti subalpini). L’oggetto del Presidio Slow Food è il Lungo, nel Carmagnolese sempre chiamato Corno di Bue.
Un peperone che ha colori splendidi (giallo intenso o rosso vivace) e forma conica molto allungata (oltre i 20 centimetri) con tre o quattro lobi (modellata sullo spagnolìn primordiale, il peperone oblungo giunto dalle Americhe).
Fin dalla sua introduzione, risalente all'inizio del Novecento, la coltura intensiva del peperone nell'area circostante Carmagnola ha riscontrato un grandissimo interesse tra gli operatori agricoli, in quanto le ottime rese assicurate dalle ideali condizioni pedoclimatiche dell'area hanno garantito buoni redditi. Se si considera poi che, fin dopo la seconda guerra mondiale, la gran parte della popolazione attiva era dedita all'attività agricola, è facile intuire quanto il peperone sia stato importante per l'economia locale. Per forza di cose, con il tempo, l'interesse per il peperone è diventato parte integrante della cultura locale. L'acquisizione di formazione ed esperienza nel settore specifico da parte degli operatori agricoli ha fatto sì che il peperone entrasse come protagonista nella storia e nella vita di tutti i giorni a Carmagnola. Ne sono testimonianza le manifestazioni, le fiere, l'arte e gli aneddoti, spesso incentrati sul peperone, per non parlare della cucina locale, che si caratterizza fortemente per la presenza quasi ossessiva di questo ortaggio.




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Ingredienti per 4 persone:

5 peperoni quadrati di Carmagnola piccoli
3 etti di carne di manzo tritata
2 zucchine piccole
1  uovo
Una decina di olive denocciolate
150 gr di Toma di Bra  tenero (o altro formaggio fondente)
Qualche rametto di prezzemolo
Olio extra vergine di oliva q.b.
Sale q.b.

Procedimento

Accendete il forno a 180°
Lavate e pulite quattro peperoni e tagliate la calotta.
Tagliate a cubetti il formaggio.
Spuntate  gli zucchini e riduceteli a dadini insieme al quinto peperone , tagliate le olive a rondelle.
In una ciotola mettete la carne tritata, l'uovo, il prezzemolo, gli ortaggi, le olive e il formaggio, salate.
Amalgamate bene  tutto e riempite i peperoni. Metteteli  in una pirofila e versate a filo un po’ d’olio. Infornate  per 30 minuti (forno già caldo), poi togliete la pirofila dal forno  e disponete alcuni dadini di formaggio su ogni peperone  coprite con le calotte, infornare ancora per 7/8 minuti. 

mercoledì 26 aprile 2017

Polpette di spinaci – Polpëtte dë spinass

Anche questa ricetta “povera” fa parte della tradizione contadina e non solo. Verosimilmente, considerato che per decenni l’olio d’oliva era ad appannaggio delle classi più ricche, queste polpettine erano fritte con l’olio di noci poi soppiantato dal burro.
Spesso venivano servite su di un letto di purea  di spinaci a cui si aggiungeva un po’ di farina bianca e del latte.



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Ingredienti per 4 persone
1 kg di spinaci
200 gr  di Parmigiano Reggiano grattugiato
100 gr di pangrattato
2 uova
Qualche rametto di prezzemolo
Sale e pepe q.b.
Olio extravergine d’oliva q.b.


Procedimento
Pulite accuratamente gli spinaci lavandoli più volte e sbollentateli per qualche minuto con la sola acqua del lavaggio.
Scolateli strizzateli, tritateli e metteteli in una ciotola.
Unite il Parmigiano, il pangrattato, il prezzemolo tritato, sale, pepe e le uova leggermente sbattute. Impastate bene e formate delle polpettine.
Friggetele in abbondante olio , scolatele e mettetele su della carta da cucina per eliminare l’unto in eccesso e servite subito.
Buon appetito!