Visualizzazione post con etichetta DOLCI -DOSS. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta DOLCI -DOSS. Mostra tutti i post

lunedì 20 febbraio 2023

Tirà piemontese

Un dolce tipico piemontese consumato prevalentemente nelle feste ,Carnevale incluso. È  una brioche morbidissima, a forma di ciambella,  arricchita con uvetta e mele candite.

Deve il suo nome al fatto che veniva consumato nelle giornate di Leva, giorni in cui venivano “tirati” i numeri, ovvero quando le nuove reclute venivano sorteggiate per andare a prestare servizio, “Al Tiràj” o “I tiràgi”. Ogni anno, fino al 1926 con la legge sull’ordinamento militare durante il Regno d’Italia, il contingente dei giovani coscritti al compimento dei 21 anni di età veniva selezionato e ripartito in base al sorteggio di un numero che stabiliva la categoria e la durata del servizio militare; una festa che, nel Monferrato, occupava l’intera comunità per diversi giorni, intrattenuta da musica e balli e, ovviamente, anche dai dolci. La Tirà veniva consumata spesso con il miglior vino a disposizione delle famiglie contadine, la riserva tradizionalmente prodotta nell’anno di nascita della recluta, messa da parte ed imbottigliata per essere bevuta in quel giorno tanto particolare.

Una torta che ci narra di un tempo diverso, ma che ancora oggi, sebbene diversa da una volta, viene apprezzata e ricordata dalla comunità che ne ha dato i natali.

Fonte: Piemonte Top News


LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA’ DELL’AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D’AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2050. TUTTI I DIRITTI RISERVATI A PIEMONTE IN BOCCA DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DI TESTI O FOTO, SENZA AUTORIZZAZIONE.

Ingredienti :

500 gr di farina 0

3 tuorli d’uovo
150 gr di latte
70 gr di zucchero
1 pizzico di sale fino
15 gr  lievito di birra fresco
150 gr di burro a temperatura ambiente
25 gr di uvetta
250 gr di mele spadellate
20 gr di zucchero

Procedimento

Sciogliete il lievito di birra nel latte.

Mettete a bagno l’uvetta.
In una ciotola mettete la farina e  lo zucchero, aggiungete poco alla volta il latte con il lievito e iniziate ad impastare.
Quando avrete ottenuto un composto omogeneo aggiungete i tuorli  uno alla volta, continuando ad impastare per circa 15/20 minuti.
Aggiungete il sale e lavorate fino a rendere l’impasto morbido e liscio.
Unite il burro a pomata, poco alla volta, sempre impastando per inglobarlo uniformemente.
Scolate e strizzate l’uvetta e infarinatela leggermente, incorporatela all’impasto e distribuitela uniformemente .
Mettete l’impasto in una ciotola unta, coprite con la pellicola, e dopo 40 minuti ripiegate l’impasto su se stesso sempre all’interno della ciotola.
Coprite e lasciate lievitare ancora un’ora.
Nel frattempo tagliate a cubetti le mele e spadellatele per qualche minuto con i 20 gr di zucchero.
Trascorsa l’ora, riprendete l’impasto, mettetelo sulla spianatoia infarinata e allargatelo leggermente con le mani, in modo da ottenere un rettangolo.
Distribuite sopra, al centra, le mele spadellate e arrotolate l’impasto sulle mele, dal lato lungo.
Inserite il rotolo in uno stampo da ciambella imburrato e infarinato,coprite e lasciate lievitare fino al raddoppio del volume.
A lievitazione ultimata, cuocete in forno statico e già  caldo alla temperatura di 180°C per 45 minuti.
Una volta sfornata e raffreddata, la potete cospargere con un po’ di zucchero a velo.

domenica 21 giugno 2020

Paste di meliga- Paste 'd melia


Le paste di meliga (in piemontese paste'd melia) sono un biscotto frollino tipico del Piemonte e, in particolare, delle Valli di Lanzo, del cuneese, del biellese e bassa Val di Susa. Si distinguono, tra le altre, le Paste 'd Melia 'd Sant'Ambreus a Sant'Ambrogio di Torino, le paste di Pamparato e quelle di Sanfront e Barge. Queste ultime prendono il nome di “Batiaje”, poiché era tradizione offrirle quando si faceva battezzare un neonato (Fé batié, in lingua piemontese).
Le paste di meliga di Pamparato sono più note come biscotti di Pamparato.
Sono dolci a base di farina di frumento, farina di antico mais piemontese (melia o meira in piemontese), burro, zucchero, miele, uova, e scorza di limone.
Di origine antica, si vuole che siano nati per necessità di fronte ad un cattivo raccolto che aveva fatto salire alle stelle il prezzo del frumento. I fornai cominciarono quindi a mescolare il fior di farina (oggi definito farina 00) con il frumento di mais, cioè con la farina ricavata dal mais macinata finissima, del tipo non utilizzabile per la polenta ma destinata a confezionare dolci. La peculiarità della macinazione molto fine favorisce la realizzazione di un biscotto dal gusto particolarmente definito e di struttura molto friabile.
Tradizionalmente questi biscotti venivano mangiati a fine pasto inzuppati in un buon bicchiere di Barolo, di vino passito, di moscato o di dolcetto. Oggi appartengono più al rito della merenda pomeridiana o della prima colazione piemontese.
Sembra anche che fossero i preferiti di Camillo Benso Conte di Cavour che era solito mangiarne due a fine pasto con un bicchiere di Barolo chinato.




LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA' DELL'AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D'AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2050 TUTTI I DIRITTI RISERVATI  A PIEMONTE IN BOCCA DI MARIA ANTONIETTA GRASSI


Ingredienti per circa 30 biscotti:

 180 gr di farina 00
180 gr  di farina di mais fioretto (a grana più sottile)
180 gr di burro
140 gr di zucchero
2 tuorli
1 cucchiaino scarso di lievito per dolci
1 pizzico di sale

Procedimento
Lasciate ammorbidire il burro a temperatura ambiente finché sarà cremoso.
In una ciotola mescolate bene le farine poi unite lo zucchero, aggiungete poco alla volta il burro e continuate a mescolare.
Quando il burro sarà  ben inglobato unite i tuorli e continuate ad impastare fino a che non avrete ottenuto un composto compatto ma cremoso.
Mettete subito l’impasto in una sacca da pasticcere (sac à poche) con il beccuccio a stella e formate i biscotti a ciambella su di una teglia ricoperta da carta da forno.
Fateli riposare  in frigorifero per un’ora.
Accendete il forno (statico) a 170°C, infornate quando avrà raggiunto la temperatura e lasciate cuocere per 15 minuti.
Vi sembreranno ancora morbidi ma una volta raffreddati raggiungeranno la giusta consistenza.
Potete conservarli per diversi giorni in una scatola di latta ben chiusa.

sabato 11 aprile 2020

Torta Zurigo

Pinerolo è la città della Cavalleria e della Torta Zurigo, due tradizioni strettamente legate tra di loro. Infatti, la Torta Zurigo è nata proprio all’ombra dei maneggi militari pinerolesi.
La tradizione vuole che, verso l’inizio degli anni ’30, il Mastro Pasticcere Castino abbia ideato la Torta Zurigo, su richiesta della Principessa Jolanda di Savoia, assidua frequentatrice della “Città della Cavalleria”.
Nella scelta del nome influirono probabilmente il prestigio dell’arte dolciaria elvetica e forse anche i rapporti intrattenuti storicamente con la Svizzera da parte degli abitanti delle valli valdesi Pellice e Chisone.
Nel 1979, Maria Monaco, titolare de Il Pasticciereha ereditato la ricetta originale da un ex collaboratore di Castino, di cui ha rilevato anche l’attività e la pasticceria. Oggi questa specialità è contraddistinta da un marchio registrato che la tutela dalle imitazioni: l’unica originale è preparata e venduta presso Il Pasticciere, in via Saluzzo 239, all’interno di un parco alla periferia di Pinerolo.
La torta consiste in una cialda di frolla al cacao, farcita con crema chantilly, torrone e cioccolato. Il tutto è ricoperto di scagliette di cioccolato amaro e rifinito con ciliegie conservate sotto alcol e ricoperte di glassa. In altre ricette, varianti di quella originale, la cialda è sostituita da una pasta più consistente, sempre aromatizzata al cacao; cambia inoltre la decorazione finale come ho fatto con questa versione.


LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA’ DELL’AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D’AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2050. TUTTI I DIRITTI RISERVATI A PIEMONTE IN BOCCA DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DI TESTI O FOTO, SENZA AUTORIZZAZIONE.


Ingredienti per una tortiera di 20/22 cm:

Per la pasta frolla al cacao

300 g di farina
120 g di burro
150 gr di zucchero semolato
1 uovo intero + 1 tuorlo
40 g di cacao amaro
1 bustina di lievito per dolci

Per la crema Chantilly con torrone e cioccolato

250 ml di panna fresca freddissima
50 g di zucchero a velo
40 g di cioccolato fondente
100 g di torrone
1 baccello di vaniglia

Per guarnire
Ciliegie sott’alcool
150 g di cioccolato fondente

Procedimento
Sciogliete a bagnomaria il cioccolato fondente e spalmatelo in uno strato di 1 millimetro sul fondo di un vassoio d’acciaio. Mettetelo nel freezer.
Sempre nel freezer mettete una ciotola che vi servirà poi per montare la panna.
Mescolate lo zucchero con il burro, aggiungete l’uovo intero e  il tuorlo e lavorate il tutto rapidamente.
Incorporate poi la farina, un pizzichino di sale , il cacao e il lievito.
Impastate rapidamente (a mano o con la planetaria).
Non lavorate troppo la pasta e lasciatela riposare per 2 ore frigorifero avvolta dalla pellicola per alimenti.
Trascorso il tempo accendete il forno a 200°
Dividete la pasta in due metà e  stendete  tra due fogli di carta da forno fino  ad ottenere due dischi di  uno spessore di ½  cm. circa .
Infornateli (forno già a temperatura) per 10 minuti.
Sfornate e lasciate raffreddare molto bene su di una gratella.
Nel frattempo preparate la farcia.
Tritate il torrone e il cioccolato grossolanamente.
Togliete la ciotola dal freezer , versateci la panna , incidete la bacca di vaniglia e lasciate cadere i semini nella panna. Montate la panna con lo sbattitore elettrico fino ad ottenere un composto semimontato, unite lo zucchero a velo e continuate a montare finché il composto sarà ben sodo. Incorporate il torrone e il cioccolato tritato e amalgamate delicatamente dal basso verso l’alto.
Farcite con 1/3 del composto la base di pasta frolla, mettete sopra l’altro disco e ricoprite tutta la torta (anche i lati) con la crema restante aiutandovi con un sac a poche o con un cucchiaio se non lo avete. Distribuite  le ciliegie.
Togliete il vassoio con il cioccolato dal freezer e aiutandovi con una spatola raschiate il cioccolato  lasciando  cadere nel centro della torta le schegge più grandi.
Fatene cadere di più piccole su di un foglio di carta da forno e distribuitele attorno alla torta. (vedere foto).
Mettete in frigo e consumate appena possibile.







lunedì 10 febbraio 2020

Friciò piemontesi

I friciò sono delle frittelle che si preparano a Carnevale e la cui origine si perde nella notte dei tempi; molto simili alle castagnole (frittelle marchigiane), si differenziano da quest’ultime perché all’interno troviamo l’uvetta.
Semplicissime da realizzare, ottime da gustare.


LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA’ DELL’AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D’AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2050. TUTTI I DIRITTI RISERVATI A PIEMONTE IN BOCCA DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DI TESTI O FOTO, SENZA AUTORIZZAZIONE.


Ingredienti per 4 persone:

200 gr di farina 00
250 ml di latte
70 gr di uvetta sultanina
100 gr di zucchero
3 uova
1 bustina di lievito per dolci
1 limone bio
1 pizzico di sale
Zucchero a velo q.b.
Olio per friggere q.b.

Procedimento

Mettete a bagno l’uvetta per almeno 15 minuti.
Versate la farina in una ciotola e unite lentamente il latte, mescolando per evitare la formazione di grumi.
Aggiungete le uova, una alla volta, lo zucchero, la scorza grattugiata del limone (solo la parte gialla), un pizzico di sale, il lievito e l’uvetta scolata e ben strizzata.
Amalgamate bene e fate riposare la pastella per un’ora.
Trascorso il tempo   versate abbondante olio in una  padella  dai bordi alti e fate scaldare.
Quando avrà raggiunto la giusta temperatura (170°C -provate mettendo un pochino del composto, se gonfia la temperatura è ideale) prelevate  un pochino d’impasto con l’aiuto di un cucchiaio  (è piuttosto liquido quindi non potete fare diversamente)  e mettete a friggere una alla volta delle palline .
Quando saranno dorate e gonfie, prelevatele con una schiumarola e mettetele su della carta da cucina per far assorbire l’unto in eccesso.
Quando saranno fredde spolverizzate con abbondante zucchero a velo e servite.


giovedì 30 gennaio 2020

Focaccia di Giaveno - Fugassa 'd Giavènn


Giaveno è un ridente comune sito nella Val Sangone in provincia di Torino che vanta una lunga tradizione di panificatori artigianali che sfornano prodotti da forno eccelsi.
La focaccia dolce della Befana o Focaccia di Giaveno  (come è conosciuta) fa parte di questa  centenaria tradizione diventando un dolce tipico della pasticceria piemontese molto imitata anche nel resto della regione.
La caratteristica di questa focaccia molto morbida e soffice sta nella sua semplicità, come tutta la buona cucina popolare.
Veniva preparata e consumata prevalentemente all’Epifania e tradizione vuole che al suo interno fosse inserita una fava come “portafortuna “ della Befana per chi l’avesse trovata.



LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA' DELL'AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D'AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2017 - 2050TUTTI I DIRITTI RISERVATI A PIEMONTE IN BOCCA DI MARIA ANTONIETTA GRASSI

Ingredienti

400 gr di farina di grano tenero tipo “0”
100 gr di acqua
3 tuorli d’uovo
60 gr di burro
 30 gr di  zucchero
15 gr di fruttosio
70 gr di lievito madre in polvere
150 gr latte magro
Zucchero semolato per lo spolvero
1 cucchiaino di sale fino
Buccia di un limone o di mezza arancia bio


Procedimento

Versate la farina, il lievito e il fruttosio in una ciotola e miscelate bene.
Versate lentamente l’acqua e il latte appena tiepidi (max 35°C) e impastate fino a far assorbire tutti i liquidi.
Sbattete i tuorli con lo zucchero e  inglobateli nell’impasto.
Unite il burro a crema (cioè lascito ammorbidire a temperatura ambiente) e continuate a lavorare l’impasto fino a renderlo ben elastico e omogeneo.
Allargatelo e distribuite il sale e la buccia grattugiata del limone.
Continuate ad impastare fino ad inglobare bene tutto.
L’impasto sarà molto morbido. Formate una palla e mettetelo a lievitare in una ciotola coperta da uno strofinaccio da cucina e lontano da colpi d’aria.
Lasciatelo lievitare per circa 7/8 ore o fino a quando avrà triplicato il volume.
Trascorso il tempo, mettete della carta da forno  leggermente  unta con un pochino di burro fuso sulla leccarda e adagiatevi l’impasto.
Lavoratelo con le mani delicatamente per darli la caratteristica forma tonda della focaccia.
Lasciate lievitare ancora per un’ora poi, create con il dito unto i caratteristici buchetti.
Spolverate con un paio di cucchiai di zucchero  e infornate (forno statico) a 220°C per 5 minuti poi abbassate la temperatura a 200°C per altri 10 minuti.
Sfornate, lasciate intiepidire e spolverizzate con altro zucchero.


sabato 15 dicembre 2018

Mattonella piemontese

La pasticceria piemontese è ricchissima di dolci e torte di ogni foggia e tipo, alcuni conosciuti in tutto il mondo. Uno di questi dolci è la mattonella.
Purtroppo si legge spesso di ricette spacciate per piemontesi e preparate con i biscotti di una certa marca, niente di più falso.
Ovviamente anche qui abbiamo molte versioni e varianti, ma la base resta sempre la stessa, una soffice torta a base di cioccolato.
La ricetta sottostante è tipica della Provincia di Verbano -Cusio - Ossola.


LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA’ DELL’AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D’AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2050. TUTTI I DIRITTI RISERVATI A PIEMONTE IN BOCCA DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DI TESTI O FOTO, SENZA AUTORIZZAZIONE.


Ingredienti per 4 persone
Per la mattonella:
150 gr di farina
200 gr di zucchero
200 gr di burro
180 gr di cioccolato fondente
8 uova

Per la farcia:
150 gr di marmellata d’arancia
300 gr di panna fresca
2 cucchiai di zucchero a velo

Per guarnire
150 gr di cioccolato fondente
100 gr di burro
1 cucchiaio si zucchero
Qualche ciuffo di panna
Qualche ricciolo di cioccolata

Procedimento

Fate fondere 180 gr di cioccolato a bagnomaria.
In una ciotola mettete il burro a temperatura ambiente, unite lo zucchero e sbattetelo con le fruste elettriche fino ad ottenere una crema, aggiungete  i tuorli , il cioccolato fuso e la farina. Amalgamate molto bene poi unite gli albumi montati a neve ben ferma, mescolando lentamente dal basso verso l’alto con un cucchiaio di legno per evitare che si smontino.
Versate il composto in uno stampo rettangolare o quadrato, imburrato e infarinato, quindi cuocete in forno preriscaldato a 180°C per 40/45 minuti.
Sfornate e lasciatelo raffreddare su di una gratella.

lunedì 5 febbraio 2018

Bugie di Carnevale - Busìe 'd Carlevé

Le  bugie (in Piemonte e in Liguria si chiamano così)  sono  tipici dolci italiani di Carnevale, che posseggono anche tanti  altri nomi regionali: chiacchere, frappe, frottole ecc.
Possono anche essere ricoperte da miele, cioccolato e/o zucchero a velo, innaffiate con alchermes o servite con il cioccolato fondente o con mascarpone montato e zuccherato.
La tradizione delle frappe probabilmente risale a quella delle frictilia, dei dolci fritti nel grasso che nell'antica Roma venivano preparati proprio durante il periodo dei Saturnali trasformato poi dal Cristianesimo nell'odierno carnevale.




LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA' DELL'AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D'AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2050 TUTTI I DIRITTI RISERVATI A PIEMONTE IN BOCCA DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DEI TESTI E DELLE FOTO SENZA AUTORIZZAZIONE DELL'AUTORE.

Ingredienti per 6 persone:

500 gr. di farina 00
2 uova
50 gr. di burro
50 gr. di zucchero
1 cucchiaio di grappa
1 limone (la scorza grattugiata)
½ bustina di lievito per dolci
50 gr. di zucchero al velo
Olio extravergine per friggere q.b.

Procedimento

Impastate la farina  con un uovo intero, un tuorlo, lo zucchero, la scorza grattugiata del limone, la grappa , il lievito e il burro fuso. Lavorate l’impasto fino a quando risulterà sodo ed elastico.
Staccate dei pezzi dall’impasto e tirate una sfoglia di 3 millimetri.

sabato 8 luglio 2017

Ciliegie di Pecetto al Barolo

La coltivazione del ciliegio é stata introdotta nella Collina Torinese dagli antichi Romani nella loro colonia di Carreum Potentia (l’attuale Chieri) e, secondo storici locali, i Savoia e gli eremiti Camaldolesi del’Eremo  nei secoli XVII e XVIII contribuirono a diffonderla nella zona di Pecetto; i primi come pastura e richiamo per gli uccelli  per le loro cacce, i secondi per fare confetture, liquori (ratafià) e decotti con le foglie.
Nel XIX secolo la coltivazione del ciliegio era una produzione secondaria ma molto importante per l’economia famigliare agricola.
Il mercato delle ciliegie si svolgeva a Pecetto sulla via Maestra (oggi via Umberto I) all’ombra della Chiesa dei Battù, dove le ciliegie trovavano posto insieme a uova, animali di bassa corte, ortaggi e altra frutta nelle ceste che le massaie portavano in spalla.
I ciliegi erano coltivati come tutori alle testate dei filari di vite e nei piccoli prati esistenti lungo i rii; le varietà allora coltivate erano le cirese (ciliegie tenerine o semplicemente ciliegie) la Viton-a, la Nejran-a(oggi ridotta a pochi soggetti), la Molan-a;
tra i grafion (duroni):il Grafion neir (oggi scomparso), il Grafion bianc  e poi la Griota.
Nel 1899 l’arrivo della peronospora sulle vigne che coprivano la collina di Pecetto ne compromise la vitalità e la produzione, stimolando alcuni notabili Pecetesi, tra cui l’avv, Mario Mogna, a ricercare una alternativa alla monocoltura vitivinicola a favore del ciliegio
Senz'altro la vicinanza al "mercato" di Torino era un fattore molto importante per un frutto così delicato, in tempi in cui i trasporti erano a traino animale.
L'ambiente pedo-climatico si era dimostrato molto favorevole alla produzione cerasicola. Infatti la giacitura collinare esposta a Sud, riparata dai venti freddi settentrionali ed elevata sulla pianura umida, nebbiosa, con correnti e gelate tardive, costituisce un microclima frutticolo ideale.Fu così che a cominciare dal secondo lustro del novecento si incrementò l'impianto di ciliegi.
Nel 1916, mentre i giovani erano in guerra (quindi con carenza di mano d'opera) e i nuovi impianti iniziavano a produrre, il nuovo Sindaco Mario Mogna istituì il Mercato delle Ciliegie pomeridiano
Il 1926 ancora una data significativa: muore il grande promotore Mario Mogna e arriva anche a Pecetto la Fillossera che  distrugge le vigne, ma la strada è tracciata. Una parte dei vigneti vengono sostituiti con ceraseti e si realizza il grande sviluppo, sostenuto negli anni trenta dai tecnici della Cattedra Ambulante di Agricoltura che introducono nuove varietà - la Martini (introdotta appunto dal Prof. Martini), la Vigevano - e sostenuto ancora da una forte promozione, che crea lo slogan "Pecetto - Paese delle ciliegie", rimasto nell'immaginario piemontese.
Il Mercato delle Ciliegie di Pecetto divenne il mercato alla produzione e il centro di riferimento per la cerasicoltura che si andava affermando nei comuni confinanti di Revigliasco, Pino, Chieri, in parte anche di Trofarello e poi, con la diffusione della motorizzazione a metà anni '50, di Baldissero, Pavarolo, Bardassano (Gassino), Sciolze, Montaldo e oltre ancora, fin a Revigliasco d'Asti. Frequentato da commercianti grossisti del MOI (Mercato Ortofrutticolo all'Ingrosso - "i Mercati generali") e dettaglianti di Torino.
La raccolta comportava un lavoro notevole per cui si dedicava tutta la famiglia coltivatrice, i pecettesi non altrimenti impegnati e poi arrivavano i ciresè, descritti dalla Maestra Cristina Masera di Trofarello che si incaricava di andare a contattarli.
"Erano uomini dal comportamento meraviglioso che, con il maturare delle ciliegie, lasciavano le loro case sulle montagne del Cuneese (in specie Saluzzese) per giungere a Trofarello e nei paesi dei dintorni a raccogliere ciliegie, amarene e duroni. Con il loro arrivo, le colline si animavano di canti che echeggiavano da un podere all'altro come un richiamarsi quasi per riconoscersi e sentirsi più vicini. E poi , alla sera, dopo una giornata di 12-13 ore passate su scale di legno lunghe di molti metri oltre la decina, si ritrovavano tutti insieme a parlare, cantare, discutere davanti ad un bicchiere di vinello."
La "campagna delle ciliegie" (la stagione di raccolta) durava dai 20 ai 40 giorni.
Nel 1983 nasce l’Associazione FACOLT (Frutticoltori Associati della Collina Torinese) per iniziativa dei Comuni di Pecetto e di Trofarello, di un gruppo di frutticoltori dei due comuni e dei locali C.A.T.A. (Centri di Assistenza Tecnica Agricola) ha impresso nuovo slancio e sviluppo alla cerasicoltura.
Ha permesso e facilitato una collaborazione più stretta e organica con il Comune di Pecetto, l'Università di Torino, la Provincia, gli stessi C.A.T.A. e in un secondo momento direttamente con la Regione per la sperimentazione cerasicola presso il Campo Sperimentale Regionale C. Gonella di Pecetto.
Questa attività ha portato una grande innovazione nella cerasicoltura della Collina Torinese: introducendo nuove varietà, o meglio cultivar, con le quali si è allungata notevolmente la stagione cerasicola con ciliegie di qualità e diffondendo metodi di conduzione agronomica e difesa dalle malattie eco-sostenibili, ora inseriti nel disciplinare di produzione delle Ciliegie di Pecetto.  Attualmente sono state riconosciute come
Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT), e l'inclusione delle stesse nel Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino.
Sotto questo marchio la FACOLT promuove le Ciliegie di Pecetto per il consumo fresco, produce i classici Grafioni sotto Spirito, il Ratafià di Grafioni e incentiva le altre trasformazioni: confetture, marmellate, ciliegie sciroppate, sciroppi.





LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA' DELL'AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D'AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2017 - 2050 TUTTI I DIRITTI RISERVATI A PIEMONTE IN BOCCA DI MARIA ANTONIETTA GRASSI


Ingredienti per 4 persone:

800 gr di ciliegie
320 gr di zucchero
½ litro di vino Barolo
Panna montata q.b.
Amaretti secchi q.b.

Procedimento

lunedì 5 giugno 2017

Pesche ripiene – Persi pien

E’ un dolce tipico piemontese, consumato prevalentemente tra le Langhe e il Monferrato, dove si coltivano una qualità particolare di pesche gialle dette “di vigna”. Come sempre ne esistono diverse versioni, alcune con un cucchiaio di rum, altre con il cioccolato fondente o il cacao.
E’ difficile stabilirne l’origine certa anche perché gli amaretti utilizzati sono quelli classici diffusi in tutta Italia dal XIII secolo, ma non esiste negli antichi testi di cucina traccia di “pesche ripiene” prima dell’800, né in Piemonte né nel resto d’Italia.




LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA' DELL'AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D'AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2050 TUTTI I DIRITTI RISERVATI A PIEMONTE IN BOCCA DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DEI TESTI E DELLE FOTO SENZA AUTORIZZAZIONE DELL'AUTORE.

Ingredienti per 4 persone:

5 pesche gialle non troppo mature
1 etto di amaretti
4 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di cacao
1 tuorlo
30 gr di burro

Procedimento
Lavate bene le pesche, tagliatele a metà  quattro e togliete il nocciolo. Togliete  un po’  di polpa per allargare l’incavo lasciato dal nocciolo, ponete la polpa estratta in una ciotola e schiacciatela con una forchetta insieme alla pesca rimasta.

lunedì 29 maggio 2017

Panna cotta al caramello- Fior ëd làit cheuit

La panna cotta è un dolce tipico  la cui origine si fa risalire agli inizi del ‘900  nelle Langhe ad opera di una signora ungherese. La Regione Piemonte l’ha  riconosciuto  come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT).
Attualmente è molto apprezzato e consumato in tutta Italia. Generalmente si serve con il caramello, ma sono molto diffuse le varianti con la salsa ai frutti di bosco o con il cioccolato.





LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA' DELL'AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D'AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2050 TUTTI I DIRITTI RISERVATI A PIEMONTE IN BOCCA DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DEI TESTI E DELLE FOTO SENZA AUTORIZZAZIONE DELL'AUTORE.

Ingredienti per 4 persone

100 ml di latte
400 ml di panna fresca
100 gr di zucchero
2 fogli di gelatina 

Per il caramello
400 g di zucchero semolato
200 ml di acqua

Procedimento

Mettete a bagno, in acqua fredda, i fogli di gelatina per circa 10 minuti.
In una pentola versate la panna, il latte e lo zucchero. Rimestate bene e mettete sul fuoco molto basso fino a quando inizierà il bollore. Spegnete il fuoco e unite la gelatina ben strizzata. Mescolate accuratamente per far sciogliere la gelatina. Versate il composto negli stampini e lasciate raffreddare, poi mettete gli stampini in frigo per almeno quattro ore.

giovedì 25 maggio 2017

Baci di dama

Questi deliziosi dolcetti sferici a base di pasta di mandorle o nocciole, furono inventati a Tortona agli inizi del 1800. Originariamente erano prodotti con pasta alla nocciola, nel 1810 il pasticcere Stefano Vercesi, modificò la ricetta sostituendo le nocciole con le mandorle (prodotto non propriamente piemontese). In questa variante furono proposti a Palazzo Reale.




LE IMMAGINI E I TESTI PUBBLICATI IN QUESTO SITO SONO DI PROPRIETA’ DELL’AUTORE E SONO PROTETTI DALLA LEGGE SUL DIRITTO D’AUTORE N. 633/1941 E SUCCESSIVE MODIFICHE. COPYRIGHT © 2010-2050. TUTTI I DIRITTI RISERVATI A PIEMONTE IN BOCCA DI MARIA ANTONIETTA GRASSI. VIETATA LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DI TESTI O FOTO, SENZA AUTORIZZAZIONE.

Ingredienti per 4 persone:

150 gr di burro
200 gr di farina 00
200 gr di zucchero
200 gr di nocciole tostate
100 gr di cioccolato fondente
1 pizzico di sale
1 bicchiere di brandy

Procedimento

Tritare finemente le nocciole con il mixer.
In una ciotola versate la farina, le nociole tritate, il pizzico di sale e lo zucchero. Mescolate bene.
Unite il burro a crema (cioè a temperatura ambiente e lavorato con una forchetta), impastate, versate il brandy a poco a poco e amalgamate bene tutto. Quando l’impasto sarà omogeneo, mettetelo in frigo per una mezz’ora.
Riprendete l’impasto e formate tante palline della dimensione di una piccola noce facendo rotolare tra le mani un po’ del composto. Stendete un foglio di carta da forno sulla piastra e depositateci le palline schiacciandole leggermente.
Fate cuocere nel forno preriscaldato a 180°C per 10/15 minuti. Lasciate raffreddare completamente .

Sciogliete il cioccolato a bagnomaria, poi unite a due a due i biscottini interponendo il cioccolato. Lasciate raffreddare e solidificare.